Guardo negli occhi preti
che camminano sapendo di morire,
e non si fermano, sorridendo,
per gridare liberi
prima d’incontrare gli sguardi atterriti
di fucili tremanti
comandati a sparare.
Guardo lo sguardo dei bambini,
che si chiude in sogni di tavole imbandite
e più non si apre su una terra arsa
da un sole cocente
e da una guerra folle,
dove la povertà è vinta
solo da una desiderata morte
che diviene unica via di libertà.
Guardo negli occhi di soldati,
che hanno paura di sparare
e vedono tremare le loro mani,
non capendo le grida che hanno attorno,
non riconoscendo la terra che li circonda,
sperando di ritornare a casa
in una guerra che non capiscono
ma a cui debbono obbedire.
Guardo negli occhi Colombiani,
Filippini, Etiopi, Ceceni, massacrati,
Palestinesi, Israeliani, fantasmi,
Iraqueni, Kurdi, Afgani, uccisi,
Birmani, Tibetani, Algerini,
Somali, Kenioti, torturati,
ed in ogni sguardo
il pianto ed il piombo
di una guerra che non ha occhi.
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